Amo da sempre il verbo 見守る mimamoru.
Il dizionario lo traduce come “guardare con attenzione”, ma è molto di più. Basta scomporlo, perché in esso miru 見る è “guardare/ vedere” e mamoru 守 è “proteggere”.
Mi riassume insieme la resa e l’amore, perché capitano innumerevoli occasioni nella vita in cui non si può far altro che guardare una schiena che sparisce all’orizzonte. Quando non si può fare nulla, è allora come un vegliare. Guardare (miru 見る) del resto è in giapponese un occhio con le zampe, proteggere (mamoru 守る) ha un tetto sulle spalle.
Lo ripeto: amo profondamente questo verbo attaccato a un discorsare comune, che elargisce quello stesso affetto, quella stessa attenzione per il prossimo che avverto costante nella vita quotidiana giapponese.
Mimamoru evoca in me il fazzoletto sventolato dai treni e dalle banchine alla stazione nel secolo precedente, quello sguardo che cala dalla montagna per chi si appresta alla discesa o alla scalata, l’augurio sentito d’un oltre, di un dopo che scavalca la nostra giurisdizione.
Mi piace soprattutto pensare che anche le azioni di un altro, di cui per forza di cose ci arriva solo un’immagine differita, come una eco, siano importanti per noi. Seguire quel qualcuno, guardarlo con la dovuto attenzione. Augurargli il meglio. Come, allargando, il manifestare il fatto che teniamo a quella vita, che vogliamo stia bene, al di là di noi.
Laura Imai Messina
INSIEME A
Insieme alla Cooperativa Res, ho desiderato fortemente tradurre la dimensione culturale in intervento politico, perché la progettazione sostenesse e realizzasse una coscienza etica della cura e del rispetto della persona.
Occorre infatti che le politiche sociali offrano risposte complesse, come lo sono i bisogni e la qualità della vita delle persone.
Da queste premesse è nato il progetto “Chiamatemi per nome”, pensato per rendere fruibili anche ai ragazzi in situazione di handicap le esperienze di tempo libero e di socializzazione tra coetanei presenti normalmente sul territorio.
Ho collaborato alla fondazione della Comunità alloggio di Borgaro, una risposta abitativa che permettesse alle persone in situazione di handicap sia fisico che psichico di rimanere sul proprio territorio, senza essere sradicate dai legami, dai luoghi, dagli spazi conosciuti ed amati.
Ho promosso la Convivenza Guidata a Ciriè, per sostenere le persone in situazione di handicap medio lieve in un percorso di autonomia e di accompagnamento esistenziale nelle esperienze della vita quotidiana.
Negli stessi anni ho fondato il servizio di appoggio scolastico per gli alunni/e in situazione di handicap dello stesso territorio.
INSIEME A
Ho realizzato il programma MenoUnoPiùSei, rete di azioni e pensieri comuni per adulti che crescono insieme ai bambini, un’esperienza per coordinare e intrecciare i diversi soggetti della formazione e dei servizi rivolti alle famiglie nell’ottica della Early Childhood Education and Care.
All’interno di questo contenitore ho promosso e coordinato vari progetti specifici:
Responsabile scientifica, con il desiderio di pensare i servizi 0/6 come luoghi per costruire legami intimi tra le persone (grandi e piccole).
Spazio-gioco per genitori e bambini 8/36 mesi.
Per sperimentare un abbraccio sonoro, in cui non esiste palco né platea e dove i bambini si possono muovere liberamente nello spazio, usare la voce, interagire con i musicisti.
Ho aperto il Punto Lettura Corti.li, presidio di Nati per Leggere, che ho abitato di attività per famiglie, scuole e professionisti.
Un momento di lettura per stare insieme ai propri bambini, andando piano.
Accompagnare nei processi di separazione valorizzando gli stili genitoriali.
Incontri tematici rivolti ai genitori per pensare e crescere insieme.